La mammografia cambia quando si hanno le protesi?

POLYTECH Health & Aesthetics GmbH 2021-10-01

La diagnosi precoce è estremamente importante per una prognosi favorevole nelle pazienti con cancro al seno. È importante seguire le raccomandazioni della propria organizzazione sanitaria locale e consultare il proprio medico per valutare la propria storia clinica e i potenziali fattori di rischio. Tra i test di screening disponibili, molte organizzazioni sanitarie raccomandano lo screening mammografico a tutte le donne dai 50 anni di età, o anche più giovani.

Tuttavia, quando si hanno protesi mammarie sorgono molte domande: i test di screening mammografico cambiano con le protesi? Gli impianti modificano i risultati del test? La mammografia può danneggiare le protesi? Sono necessarie attrezzature speciali per le donne con la ricostruzione del seno?

Risponde il Dott. Gianfranco Scaperrotta, Radiologo e Senologo dell'Istituto Nazionale Tumori di Milano.

“Le donne con protesi mammarie non hanno un percorso di screening del tumore del seno più complesso delle altre. Ma piuttosto più articolato, potremmo dire più personalizzato. E questo non perché gli impianti abbiano a che vedere con il rischio di ammalarsi, ma perché la presenza delle protesi può ridurre la sensibilità della mammografia, cioè la capacità del test di rilevare eventuali noduli. Una riduzione che viene in ogni caso compensata con l’ecografia e affidandosi a professionisti competenti”.

I test di screening mammografico cambiano quando hai le protesi mammarie?

Solo in Italia, ogni anno a 55mila donne viene diagnosticato un cancro al seno, e questa statistica non viene influenzata dalla presenza di protesi mammarie*. Regolando il test di screening, abbiamo un'efficacia simile con e senza impianti.

Il Dott. Scaperrotta risponde: “È esattamente così, e questo è il primo messaggio da dare.  A livello nazionale lo screening mammografico parte dai 49 anni e finisce a 69. In alcune regioni le fasce di screening sono più larghe, vanno dai 45 anni ai 75 e la mammografia è prevista ogni due anni. Le pazienti portartici di protesi per motivi ricostruttivi (cioè dopo un tumore) escono dai circuiti di prevenzione pensati per la popolazione femminile generale e seguono i percorsi di follow up, cioè controlli ad hoc per loro.”.

E per le donne che scelgono le protesi mammarie per motivi estetici?

“Generalmente si tratta di donne più giovani, che mettono le protesi tra i 25 e 35 anni e hanno un rischio oncologico molto molto basso. Passando il tempo però, per queste donne come per tutte, il rischio oncologico aumenta, e allora come tutte si affacciano agli screening mammografici regionali. Fino a qualche anno fa le donne con impianto protesico uscivano dai circuiti regionali organizzati per proseguire in un percorso personalizzato, un auto-percorso di screening potremmo dire, che tendenzialmente consiste nell’eseguire mammografia e ecografia mammaria una volta l’anno. Oggi nella maggior parte delle regioni, anche loro seguono programmi regionali con l’indicazione di completare il percorso di prevenzione anche con l’ecografia.  Per esempio in Emilia Romagna le donne con protesi hanno accesso ad uno screening che include già anche ’indicazione ecografica. Questo non perché la presenza di un impianto protesico aumenti il rischio di sviluppare un tumore, è ampiamente dimostrato dalla letteratura che non è così, ma perché, come dicevamo, in presenza di protesi la capacità di cogliere eventuali lesioni tumorali con la mammografia non raggiunge i criteri di sensibilità accettati per i percorsi di screening.”.

A proposito di ecografia, per le donne con protesi questo esame è particolarmente utile, sembra di capire. Ci spieghi perché. 

“La mammografia è un test di altissima sensibilità, ma se la mammella è densa, compatta, lo è meno. In questi casi l’ecografia viene in aiuto del diagnosta, evitando che qualcosa, magari piccole masse, sfuggano all’esame mammografico. Ecco, questo discorso vale per tutte le donne. Per tutte vale la regola che, in assenza di mammelle dense, non è automaticamente necessario sottoporsi a ecografia. Tuttavia, visto che l’impianto riduce la capacità della mammografia di cogliere la presenza di eventuali masse neoplastiche, in presenza di protesi si tende a utilizzare anche l’ecografia. Da 40 anni in poi il consiglio per chi ha protesi è di sottoporsi a mammografia e anche a ecografia con cadenza annuale.”.

E prima dei 40 anni?

“Prima dei 40 anni la visita dal chirurgico plastico o dal senologo si completa spesso con un’ecografia. Non è uno screening oncologico, è altro: serve a controllare che l’impianto sia a posto, che non sia ruotato, dislocato, fissurato, che non ci siano contratture…

Parliamo di macchine: i macchinari per la mammografia possono danneggiare le protesi, vista la forte pressione che esercitano sul seno, ben nota a tutte noi?

“Mentre l’ecografia non può danneggiare le protesi, la mammografia in effetti può farlo: una compressione esercitata in modo brusco, esagerato può effettivamente compromettere l’integrità dell’impianto. Però è anche vero che qualsiasi tecnico radiologo oggi sa bene che in caso di protesi l’approccio va gestito in maniera differente. Insomma più che un problema di macchinari e un problema di uso dei macchinari. Poi certo, ci sono macchine più recenti che hanno programmi predefiniti per donne con protesi: si preme un tasto e il mammografo in automatico applica la pressione gusta. Superfluo dire che è fondamentale che prima di sottoporsi a mammografia la donna riferisca di essere portatrice di protesi.” 

 

Ulteriori approfondimenti:

Tutto quello che devi sapere quando autoesamini il seno 
Maggiori informazioni su come eseguire un autoesame del seno
Maggiori informazioni sullo screening del seno con protesi

 

Fonti:

Originariamente pubblicato da mani sul cuore
* I Numeri del Cancro 2020, by AIOM, Italian Association of Medical Oncology